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"L'ultima Sonata" di Luca Ciammarughi
[CDA-8] [Scarica l'anteprima]
12,00EUR
______________________
Genre: Classic Music;
Author: Schubert, Franz (1797-1828);
Organico: Instrument Solo;
Instrument: Piano;
Player: Ciammarughi, Luca;

Questo CD, "L'Ultima Sonata" di Franz Schubert, è stato registrato nel 2009 nello Studio di registrazione di ClassicaViva - ©Copyright ClassicaViva 2009. Lo studio è dotato in permanenza di un pianoforte a coda Yamaha C7

Il CD "L'Ultima Sonata" è interpretato dal pianista Luca Ciammarughi

Vi presentiamo qui con orgoglio il nostro CD "L'Ultima Sonata", registrato per noi dal giovane pianista Luca Ciammarughi. Le singole tracce saranno presto anch'esse in vendita su questo catalogo, in formato MP3.

Ecco il programma del disco:

Franz Schubert (1797-1828)

Sonata in si bemolle maggiore op. posthuma D 960

1 Molto moderato 20:16
2 Andante sostenuto 9:00
3 Scherzo. Allegro vivace con delicatezza. Trio 4:19
4 Allegro ma non troppo 8:41
Impromptu op. 142 n. 1 in fa minore
5 Allegro Moderato 11:45
Klavierstück D 946 n. 2 in mi bemolle maggiore

Allegretto 12:25

Presentiamo qui un estratto delle raffinate note del booklet, interamente curato da Luca Ciammarughi, che, oltre ad essere un ottimo pianista, è anche sensibile ed attento musicologo.

"Note dell’interprete:

Franz Schubert nel XXI Secolo

Vienna, 1 agosto 1828: in una lettera all’editore Probst, a proposito della prevista pubblicazione del Trio op. 100, Franz Schubert scrive: «L’opera non è dedicata a nessuno, salvo a coloro che l’apprezzeranno. Sarà la dedica più proficua».
In un’epoca in cui avere dei mecenati era fondamentale, questo trentunenne viennese, di cui solo pochi amici e intenditori riconoscevano l’assoluta genialità, si concedeva il lusso spirituale di rifiutare qualsiasi servilismo; ma questa dedica ci dice qualcosa di più: il pubblico a cui Schubert intendeva rivolgersi era in fondo un pubblico indifferenziato, ancora a venire, un pubblico di posteri («coloro che l’apprezzeranno»).

C’è molto coraggio nelle sue parole, ma c’è anche l’orgoglio di chi sa con assoluta certezza che la propria Arte è grande e sopravvivrà in eterno. Quanto tempo ci è voluto perché questa sublime grandezza fosse evidente? Sicuramente un secolo. O forse quasi due: perché la musica di Schubert ha ancora bisogno di essere difesa da una serie radicata di pregiudizi (tre su tutti: la debolezza formale, la prolissità, l’effeminatezza a confronto con la “muscolarità” beethoveniana).

Mi ritengo fortunato di essere nato in un’epoca, la fine del XX secolo, che mi ha dato gli strumenti e le possibilità di conoscere Schubert per ciò che veramente è: un Wanderer solitario, tuttavia eroico, un titano che sa usare la dolcezza come forma di seduzione, un artista che parla dell’Amore e della Morte guardando in faccia gli aspetti più sacri dell’esistenza.

Molti giovani pianisti negli ultimi due decenni hanno sentito vicinissima la sensibilità di Schubert: quella di un ragazzo che viveva in un tempo e in un luogo apparentemente pacifici (la Vienna della Restaurazione), ma in cui le illusioni della Rivoluzione francese erano ormai miseramente cadute e sui cittadini vigevano forme di subdolo controllo e di censura. Tempi bui - se si vuole non dissimili dai nostri - in cui un gruppo piuttosto ristretto di artisti e amici si faceva forza per conservare gli ideali più preziosi: la libertà, la possibilità di espressione e di comunicazione, la speranza in un mondo migliore, animato dal calore umano e dall’accettazione dell’altro da sé.

Come sarebbe felice Schubert nel vedere che tanti giovani musicisti si dedicano oggi con passione e fervore alla sua musica! Franz ci ha traghettati nel XXI secolo e noi, a nostra volta, abbiamo deciso di farne l’emblema di una musica che vuole dare espressione alla completezza dell’essere umano, alla sua forza interiore, al suo tendere alla conoscenza, o anche ai suoi enigmi e ai suoi segreti.

Per questo, oggi possiamo dire che il corpus delle Sonate di Schubert non è inferiore a quello di Beethoven, e che il compositore viennese non è più un’alternativa debole al genio di Bonn, ma entra di diritto nell’arte più sublime del suo tempo.
Mi piace pensare che oggi Schubert non sia più un compositore da guardare solo con amorevole tenerezza per la sua fine prematura, né da osannare con quell’intellettualismo con cui si osannano gli “sperimentatori” o gli “outsider” di talento, ma un confidente che ci accompagna quotidianamente con la sua musica dando anche a noi il coraggio di nuove avventure artistiche ed esistenziali.
Sono circa dieci anni ormai che mi dedico a Schubert, cercando di fare della sua musica qualcosa di più di un oggetto di studio: è un compositore che non tollera di essere analizzato, ma ha bisogno di essere vissuto.
Questo disco, in particolare, è nato dopo una singolare ed emozionante esperienza: quella di aver interpretato in scena Franz Schubert nello spettacolo L’Ultima Sonata, pensato, scritto e realizzato insieme a Ines Angelino e andato in scena allo SpazioTeatro89 di Milano nel giugno 2009. Ma “essere Franz Schubert”, immergersi nella sua umanità così profonda e sincera, è qualcosa che ognuno di noi che lo amiamo dovrebbe sforzarsi di fare: lui ne sarebbe felice.

L'ultima Sonata D 960

Terminata il 26 settembre 1828, la Sonata in si bemolle maggiore è l’ultima grande composizione di Schubert, che sarebbe morto due mesi più tardi. Essa è il risultato del lavoro strenuo e rapidissimo di un artista che viveva in precarie condizioni economiche, igieniche e di salute.
Con essa si chiude il trittico delle ultime tre Sonate di Schubert (D 958-959-960). Nonostante la velocità compositiva, Schubert mise la massima cura nel suo lavoro, preparato da abbozzi redatti minuziosamente. Il musicista avrebbe voluto dedicare queste tre opere a Hummel. L’editore Diabelli pubblicò la trilogia nel 1839 con una dedica a Robert Schumann, che in effetti fu tra i primi ad averle a cuore."

La storia di questo disco è particolamente interessante. Da questa incisione è infatti nata l'idea di scrivere e mettere in scena una vera e propria pièce teatrale dedicata all'ultima Sonata di Franz Schubert.

Franz Schubert scrisse la sua Ultima Sonata per pianoforte (la D 960) nel settembre del 1828, due mesi prima della morte. Composta immediatamente dopo le Sonate D 958 e D 959, rappresenta l'ultimo, eccezionale sforzo creativo del grande compositore. L'Ultima Sonata venne pubblicata soltanto dieci anni dopo, nel 1838, dall'Editore Diabelli, su iniziativa del fratello Ferdinand, che era l'erede di Schubert. Tutte e tre le ultime Sonate sono concepite in modo classico, in quattro movimenti, ma sono ormai completamente emancipate dallo stile di Beethoven. Opera di eccezionale e toccante bellezza, la Sonata D 960 rappresenta il testamento spirituale di Schubert. Ci trasporta in un mondo magico, dove il ricordo si fa struggente dolcezza, la musica è pura spiritualità, e rappresenta un mondo interiore in cui tutto si ricompone in un messaggio di pace, speranza, affidato al meraviglioso tema iniziale, semplice, discreto e sconvolgente.

La Sonata presenta anche modulazioni audaci, cromatismi audaci e geniali, riuscendo in pieno nel meraviglioso tentativo di consegnare alla musica il compito di trasfigurare la realtà e di accompagnarci in un mondo migliore, appositamente creato per noi.

Lo Scherzo del terzo movimento e il Rondò finale introducono elementi di leggerezza e serenità, con una tarantella finale che introduce poi nuovamente il tema iniziale. Un capolavoro assoluto, davanti al quale non resta che la venerazione dell'ascoltatore, ammutolito da tanta bellezza. Una musica, davvero, assoluta.La locandina della pièce teatrale dedicata all'Ultima Sonata di Schubert

Ispirandosi a questa Sonata, Ines Angelino e Luca Ciammarughi hanno ideato e scritto un'opera teatrale originale, "L'ultima Sonata" - Viaggio al Centro della vita e della musica di Franz Schubert, in scena, in prima assoluta, a Milano, il 12 giugno 2009, presso il Teatro SpazioTeatro89.

Link alla pagina Internet con tutti i particolari: http://www.classicaviva.com/lultimasonata.com
Ecco ora un video con la presentazione della pièce, con il sottofondo dell'Ultima Sonata, nell'interpretazione di Luca Ciammarughi; ed un altro, con la ripresa dal vivo della prima scena, al debutto dello spettacolo:



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